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Mafia

La mafia propriamente detta è una organizzazione criminale originaria della Sicilia, più precisamente definita come Cosa Nostra. Altre organizzazioni simili e definibili come mafie sono la 'Ndrangheta, la Camorra, la Stidda e la Sacra Corona Unita in Italia, le Triadi in Cina, la Yakuza in Giappone. Organizzazioni criminali di stampo mafioso si sono sviluppate negli ultimi anni in Russia, Bulgaria e Messico: in tutti e tre questi casi il modello organizzativo preso ad esempio è stato quello siciliano.

Storia

Nata nei primi anni del XIX secolo dal ceto sociale dei massari, dei fattori e dei gabellotti che gestivano quotidianamente i terreni della nobiltà siciliana e i braccianti che vi lavoravano. Era gente violenta, che faceva da intermediario fra gli ultimi proprietari feudali e gli ultimi servi della gleba d'Europa: e per meglio esercitare il loro mestiere si circondavano di scagnozzi prezzolati. Questi gruppi divennero rapidamente permanenti assumendo il nome di sette, confraternite, cosche: il primo documento storico in cui viene nominata una cosca mafiosa è del 1837, dove il procuratore generale di Trapani, Pietro Calà Ulloa, riferisce ai suoi superiori a Napoli dell'attività di strane sette dedite ad imprese criminose che corrompevano anche impiegati pubblici. L'espressione Mafia diviene un termine corrente a partire dal 1863, con il dramma I mafiusi di la Vicaria di Giuseppe Rizzotto e Gaetano Mosca, che ebbe grande successo e venne tradotto in italiano, napoletano e meneghino, diffondendo il termine su tutto il territorio nazionale. Fin da allora la mafia si caratterizzava come una struttura al di fuori dello stato, ma strettamente legata ad esso.

I primi attacchi al potere mafioso furono sferrati da Mussolini, che nel 1925 inviò in Sicilia Cesare Mori, il Prefetto di ferro, con l'incarico di sradicare la mafia con qualsiasi mezzo: l'azione del Mori fu ciecamente brutale e si accanì soprattutto contro i pesci piccoli della mafia rurale, avvalendosi della collaborazione dei grandi latifondisti e dei proprietari terrieri siciliani: senza alcun riguardo per il fenomeno nel suo insieme, l'azione di Mori mirava soprattutto a ottenere una cifra consistente di condanne da riportare al Duce come prova del successo dell'operazione. Fu lui stesso a riconoscere, in tempi successivi, quando era stato nominato senatore del regno per la sua opera contro la mafia, che l'accusa di mafia veniva spesso sporta per compiere vendette o colpire individui che nulla c'entravano con la mafia stessa.

Dopo la seconda guerra mondiale i vari governi italiani che si succedettero si limitarono a ignorare la mafia, quando non scendettero addirittura a patti con essa per ricavarne voti. L'avvenimento che provoca un cambiamento nella struttura e nei metodi di Cosa Nostra è il passaggio dal contrabbando di sigarette al traffico di stupefacenti, di gran lunga più redditizio. La struttura di comando tradizionale si indebolisce e nel 1978 scoppia una guerra interna alla mafia che fa saltare - e questa è la vera novità - anche il compartimento interno in famiglie: da questa guerra di tutti contro tutti emerge un nuovo gruppo dirigente, estremamente feroce, che per dimostrare il suo potere compie una serie di omicidi eccellenti eliminando tutte le personalità dello stato che possono costituire un ostacolo: muore così il Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, eroe della lotta al terrorismo, ucciso dalla mafia a Palermo esattamente cento giorni dopo il suo insediamento; muoiono così Pio La Torre, Rocco Chinnici, Ninni Cassarà ed altri ancora. Risalgono a questo periodo anche le filiazioni (nuclei locali) mafiose in Lombardia, Lazio, Marche.

Le efferatezze commesse durante la guerra di mafia di quegli anni, però, spingono anche alcuni mafiosi a consegnarsi allo stato. Fra questi c'è il boss Tommaso Buscetta, che nel 1984 incontra per la prima volta Giovanni Falcone. Buscetta sceglie di fidarsi di quel magistrato e comincia a parlare: sulle sue rivelazioni Falcone, Borsellino e il suo team istruiranno contro Cosa Nostra i famosi maxiprocessi di Palermo, con oltre 1.400 imputati, sferrando il primo vero, duro colpo a Cosa Nostra.

Dopo questo primo processo ne seguirono altri, vi fu una stagione di veleni interni alla magistratura e alla politica italiana mentre la mafia cercava di riprendersi: nei primi anni '90 prende il potere il clan dei Corleonesi, che riorganizza ciò che resta di Cosa Nostra e inizia una stagione di ritorsioni terroristiche con le bombe all'Accademia dei Georgofili di Firenze e alla pinacoteca di Milano.

Struttura


Le conoscenze sull'organizzazione interna della mafia siciliana si debbono all'opera di Giovanni Falcone, il primo magistrato italiano che ha affrontato sul serio e con successo la mafia.

L'organizzazione di Cosa Nostra è strettamente compartimentata in famiglie in cui tutti gli affiliati si conoscono fra loro, governate da un capomandamento: ogni famiglia controlla un territorio ben definito, che viene suddiviso in zone, ognuna amministrata da un capobastone. Ogni capomandamento rappresenta la propria famiglia nella cupola, un organo collegiale che governa Cosa Nostra. Negli ultimi anni, dopo la riorganizzazione seguita ai colpi inferti dalle forze dell'ordine, la struttura che era già molto semplice si è fatta ancora meno verticistica e meno localizzata: si ipotizza (non ci sono dati certi) che le nuove famiglie di Cosa Nostra siano costituite per funzione piuttosto che per territorio.

La strategia criminosa di Cosa nostra è duplice: da una parte cerca di garantirsi il controllo del territorio in cui risiede, attraverso una imposizione fiscale alle attività commerciali e industriali della zona (il pizzo o racket) e la feroce e immediata punizione di chiunque osi contravvenire alle disposizioni che essa dirama, mentre dall'altra cerca di corrompere il potere politico ed i funzionari dello Stato attraverso l'offerta di denaro e voti, per ottenere l'impunità e una sponda all'interno del sistema, da poter usare a proprio vantaggio. Questo connubio di impunità e controllo garantisce ai mafiosi la possibilità di affrontare qualunque nemico, sia esso malavitoso o istituzionale, da una posizione di forza, sicuri di avere in ogni caso un rifugio protetto e degli amici a cui ricorrere: a volte sfruttando perfino le forze dello Stato stesso.

Voci correlate





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