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Immanuel Kant


Ragion pura
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Ragion pura

Sapere aude! Abbi il coraggio di servirti del tuo proprio intelletto.

Immanuel Kant (Königsberg 22 aprile 1724 - ivi 12 febbraio 1804), fu un impareggiabile filosofo tedesco la cui importanza è da attribuirsi alla rivoluzionaria tipologia di studio della gnoseologia, ossia quella parte della filosofia che si occupa del problema della conoscenza.

Quella di Kant è una filosofia atta a mettere in discussione i fondamenti del sapere per poter appurare quali ambiti della conoscenza possano dirsi validi. Tali riflessioni sono contenute nella celeberrima opera Critica della ragion pura.

Passando attraverso l'approfondimento della teoria di Isaac Newton approdò all’illuminismo, e diede inizio ad una ricerca che lo portò fino al superamento dei suoi concetti ed ideali. Il decisivo incontro con lo scetticismo di David Hume, che aveva teorizzato l'impossibilità di fondare la conoscenza ed il sapere, lo indusse ad indagare sui fondamenti della conoscenza. Su questa via, Kant indagò la ragione come strumento di conoscenza, per scoprirne i limiti e le potenzialità. L'innovazione conseguita consistette dunque ad un’indagine sul soggetto per valutarne la disponibilità di potenziali strumenti intellettuali e misurarne la validità.

Indice

Biografia

Nacque a Königsberg, da una famiglia d'origine scozzese, ed ebbe un'educazione religiosa orientata decisamente verso il pietismo nel Collegium Fridericianum (il cui direttore era Franz Albert Schultz), il più importante punto di riferimento d’attinenza specifica sullo studio del pensiero di quel periodo. Nel 1740, Kant uscì dal collegio per intraprendere studi filosofici, di teologia e di matematica all'università di Königsberg, dove fu suo maestro Martin Knutzen, docente di matematica e fisica newtoniana.

In seguito ebbe delle esperienze come precettore privato, e nel 1755 ottenne la licenza di docente all'università, mansione che esercitò per quindici anni. Lavorò come sottobibliotecario presso la Reale Biblioteca, e fu nominato, nel 1770, professore di metafisica e logica sempre all'università di Königsberg, dove svolse la professione sino alla morte avvenuta nel 1804, adempiendo con grande scrupolosità ai suoi doveri accademici anche quando per debolezza senile gli divennero estremamente gravosi.

La vita di Kant fu priva di avvenimenti sconvolgenti, dedicata interamente alle attività intellettive, a cui fece cornice uno stile di vita molto regolare ed abitudinario. L'unico fatto degno di nota forse, fu lo screzio che ebbe con il governo di Prussia a seguito della seconda edizione, pubblicata nel 1794, di Religione nei limiti della semplice ragione, ma con l'incoronazione di Federico Guglielmo III la libertà di stampa venne ripristinata e Kant rivendicò la libertà di pensiero nel Conflitto delle facoltà, del 1798.

Il noumeno nella filosofia di Kant


Il noumeno "essenza pensabile, ma inconoscibile della realtà in sé" nella filosofia di Kant, posto che i sensi umani siano limitati nelle loro percezioni, è l'oggetto inconoscibile nella sua interezza sensoriale, "la cosa in sé". Dunque il noumeno è l'oggetto dell'intelletto, della conoscenza pura, ovvero ciò che si può conoscere utilizzando null'altro che le capacità intellettuali, contrapposto agli oggetti dell'esperienza comune, conosciuti in modo più immediato per mezzo dei sensi. Il noumeno si identifica nella realtà inconoscibile e non raggiungibile attraverso la conoscenza diretta, ma solo grazie all'intuizione della sua semplice esistenza.

Sommario delle opere

La Critica della ragion pura

La critica di Kant attorno ai limiti della conoscenza vuole essere un vero e proprio tribunale della ragione, dove la ragione processa se stessa, in modo da vigilare sull'innata tendenza umana a travalicarne i limiti ossia il razionalismo, cioè la tendenza a costruire verità filosofiche per mezzo del solo pensiero razionale, senza riscontro nella realtà.

Se la ragione umana ha spesso travalicato i limiti dell'esperienza generalizzando e forzando impropriamente alcuni casi specifici in modo da affermare verità indimostrabili, secondo Kant è bene vigilare su queste tendenze razionaliste in modo da ricondurre la metafisica alla sola ricerca attorno alle capacità del conoscibile umano. Da notare che è la ragione stessa a sottoporsi al giudizio, in quanto unica entità critica in grado di non trascendere i limiti umani.

La Critica della ragion pratica

Contrapposta alla ragione pura è la ragione pratica. Una volta negata la possibilità di una comunione universale, di un "mondus intelligibilis" (Kant non può che distinguere, secondo l'analisi eseguita sulla ragion pratica, il mondo in fenomeno è cosa in sé), viene introdotta l’ipotesi di un’unità morale. La morale che propone Kant è uno studio sul giusto agire degli uomini che non prescinde dalle regole dettate dalla ragione, ossia l'etica per essere giusta deve seguire i percorsi della ragione, ed è pur sempre ragione, non pura, ma pratica.

In particolar modo Kant introduce il concetto di imperativo categorico, ovvero un comportamento è da considerare morale in modo categorico "senza possibilità di smentita" quando è universalmente riconosciuto, giusto in ogni momento ed in ogni situazione umana. Questo comportamento diventa allora vincolante per la morale di tutti gli uomini, ed una sua mancata applicazione significherebbe azione immorale.

L'idea è che l'uomo possa farsi guidare dalla ragione non solamente nel campo delle scienze ma anche nel campo della pratica morale dell'etica. In particolare l'imperativo categorico che deve guidare l'uomo come necessità volontaria non è una costrizione ma un aderire ad una legge razionale che l'uomo stesso ha formulato per mezzo della propria ragione.

Bibliografia


Filosofia
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